L'Oltrepò pavese e suoi gioielli

Articolo uscito sul numero di Aprile 2019

Noto anche come “Vecchio Piemonte” per aver fatto parte del Regno di Sardegna dal 1743 al 1860, l’Oltrepò rappresenta l’estremità meridionale della provincia di Pavia, delimitata a nord dal Po e a sud dai suoi affluenti Staffora, Trebbia e Tidone, il quale forma il lago di Trebecco. Il suo paesaggio varia dalla pianura alla collina, per arrivare, nel vertice meridionale, all’Appennino Ligure il cui rilievo più
alto è il monte Lesima (1724 m)

La storia dell’Oltrepò come unità autonoma inizia nel 1164, quando il Barbarossa concesse a Pavia di estendere l’autorità sui territori a sud del Po, fino ad allora contesi fra Tortona e Piacenza; in epoca longobarda la regione era stata sottoposta all’autorità dei monaci di Bobbio. Nel 1359 Pavia ricadde sotto l’influenza di Milano; sotto gli Sforza il territorio dell’intera provincia fu denominato Principato di Pavia. Il governo era affidato a un capitano con sede a Casteggio, mentre il resto del territorio era diviso in feudi, alcuni dei quali, come Fortunago, Godiasco, Varzi, Pregola e Bobbio godevano di larghe autonomie. Nel 1535 Milano passò alla Spagna e nel 1713 all’Austria, che nel 1743 cedette l’Oltrepò al Regno di Sardegna. I Savoia divisero l’area nelle due province di Voghera e Bobbio, che erano all’epoca le più importanti. Con l’Unità d’Italia Voghera tornò a essere legata a Pavia, mentre Bobbio fu unito a Piacenza e in parte a Genova. Il passato feudale dell’Oltrepò è ancora visibile nella moltitudine di castelli che sono tuttora per lo più di proprietà privata.
I centri più importanti dell’Oltrepò sono Voghera, Stradella (Foto 2) e Broni. Voghera è stato il capoluogo storico dell’area, e per estensione e popolazione in provincia si colloca dopo Pavia e Vigevano. Stradella è rinomata per la produzione di fisarmoniche, che furono inventate proprio in questa città. Broni fu importante come caposaldo della potenza militare pavese e oggi deve lo sviluppo economico soprattutto all’industria del cemento.
Oggi l’Oltrepò è rinomato per le eccellenze enogastronomiche che rischiano di oscurare la fama del territorio nel quale si annoverano vere e proprie meraviglie: basti pensare a Fortunago (Foto1) e Zavattarello, entrati a pieno diritto nel circuito dei Borghi più belli d’Italia per aver saputo conservare le atmosfere del passato attraverso un’attenta valorizzazione dell’architettura locale con mattoni e pietre a vista. Il Castello di Jacopo Dal Verme (Foto 3 e 5), di recente ristrutturazione, è ancor oggi oggetto di studio dal punto di vista dell’architettura militare, ma la sua bellezza consiste soprattutto nel panorama che si estende fino ai castelli circostanti.
Poco distante da Zavattarello si trova Varzi (Foto 4), rinomata per la produzione dell’omonimo salame e per condividere con le Quattro Province (Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza) un’importante tradizione di musiche da ballo popolari accompagnate dal piffero, dalla fisarmonica e dalla cornamusa, e caratterizzate da passi di difficile esecuzione. Il paese prosperò sotto i Malaspina che attorno al 1275 costruirono il castello restaurato di recente con la valorizzazione delle pertinenze come la ghiacciaia, le mangiatoie e la voliera; attualmente il castello si divide in un’ala pubblica, sede di manifestazioni culturali, e una parte privata.

I Malaspina fortificarono numerose località circostanti. Nel comune di Val di Nizza si trovano due fortezze, il Castello di Casarasco e il Castello di Oramala (Foto 6). Il primo, eretto nel IX secolo, fu arricchito da un torrione perfettamente conservato; oggi esso fa parte del percorso naturalistico detto “Sentiero delle fontane”, che in circa sette chilometri alterna boschi, piccoli villaggi e sorgenti d’acqua. Il Castello di Oramala, più recente di un secolo, ha subito numerose trasformazioni ed è circondato dal Parco letterario “Dante e i trovatori nelle terre dei Malaspina”.
All’area delle Quattro Province appartiene anche il comune di Cecima, che conta poco più di duecento abitanti ma rivela alcune delizie, come l’impianto medievale del borgo e la facciata in cotto della chiesa parrocchiale. Nelle vicinanze si trova il Castelliere di Guardamonte, un insediamento di epoca preromana. Sul suo territorio è stato recentemente aperto l’osservatorio astronomico di Ca’ del Monte.
Un importante castello si trova a Pietra De’ Giorgi (Foto 7), costruito nel 1012 e attualmente sede del Comune.
Nella parte settentrionale dell’Oltrepò si trovano i centri più popolosi. La città di Casteggio è celebre per la battaglia che nel 222 a.C. vide i Romani trionfare sugli Insubri, aprendo così la strada per la conquista di Milano; nel 218 Annibale, vittorioso sui Romani, ridiede al borgo di Clastidium una breve indipendenza, finché nel 197 i Romani ripresero il controllo della regione. A ricordo di questi eventi resta sulla via Emilia la Fontana di Annibale alla quale, secondo la tradizione, il generale cartaginese fece abbeverare gli elefanti.
In epoca romana erano note le proprietà termali delle acque di Salice Terme (Foto 8), citato anche come Sarzi. Nel XIX sec. il dottore pavese Ernesto Brugnatelli e il milanese Ernesto Stoppani fecero costruire un centro termale per sfruttare le proprietà terapeutiche delle sorgenti sulfuree e salsobromoiodiche del luogo. In pochi anni il centro si sviluppò diventando un Grand’Hotel con parco, teatro e caffè. La costruzione in stile pompeiano comprendeva il reparto per i bagni e per i fanghi. Nel 2002 le Terme hanno festeggiato un secolo di attività che hanno reso la località uno dei più importanti centri di divertimento della regione.
Ricordiamo infine il comune di Borgo Priolo (Foto 9), nato dall’unione di Torre Del Monte con Staghiglione. Per sua iniziativa è nato il “Distretto commerciale dei Borghi e dei Castelli”, al quale appartengono 6 comuni.

Di epoca seicentesca è anche Villa Bonomi Cereda Gavazzi Aliprandi, detta popolarmente “curt di leon” per le statue che decorano la cancellata d’ingresso. L’edificio, che oggi appartiene alla Banca Popolare di Bergamo, presenta verso la strada un impianto a U delimitato da un sobrio cancello; dalla parte opposta si apriva un giardino, attualmente adibito a parco pubblico.

Anche la sede del Comune di Albiate è ospitata in una villa di stile eclettico. Villa Campello, così denominata dal luogo della sua edificazione, si trova immersa in un parco di 50.000 metri quadrati, tra faggi, tigli, ippocastani, araucarie e cedri. L’impianto attuale è abbastanza recente e risale al 1903, quando l’architetto Giuseppe Gmur rielaborò una costruzione risalente al Rinascimento. Oltre alle sale del Consiglio Comunale e della rappresentanza, la villa ospita la biblioteca comunale.