Lariani illustri

Articolo uscito sul numero di Febbraio 2018

Prosegue la nostra rassegna dei cittadini illustri di Como. Dopo Plinio il Giovane, Alessandro Volta e Giorgio Perlasca (sfoglia i numeri precedenti) parleremo di quattro personaggi profondamente diversi fra loro, ma rappresentativi di quanto quest’angolo di Lombardia abbia offerto alla spiritualità e alla cultura.

Nell’immaginario collettivo il nome Abbondio ricorda il celebre curato manzoniano, noto per non essere un cuor di leone. Per Como, Abbondio è il santo protettore, venerato anche nella diocesi di Lugano. Nativo di Tessalonica, fu il quarto vescovo di Como. L’episcopato di Abbondio si colloca fra il 450 e il 469, all’epoca degli scontri fra cattolici, monofisiti e nestoriani. In queste circostanze Abbondio fu inviato in Oriente da papa Leone I per convincere il vescovo di Costantinopoli ad accettare le decisioni del Concilio di Efeso in merito alla natura divina e umana di Cristo; dopo aver svolto con successo la sua missione, fu inviato per lo stesso motivo dal vescovo di Milano Eusebio. Negli anni successivi promosse l’evangelizzazione delle valli a nord di Como.

Abbondio
Giuseppe_Terragni

Giuseppe Terragni è considerato l’esponente più significativo dell’architettura razionalista italiana. Nato a Meda nel 1904, si laureò presso il Politecnico di Milano, dove conobbe gli artisti del Movimento Italiano di Architettura Razionale. La sua arte risente l’influenza dell’architettura che si stava sviluppando in Germania, Austria, Francia e Stati Uniti, con particolare riferimento a Le Corbusier. Una delle sue prime opere fu il complesso abitativo Novocomun; dopo l’inaugurazione l’edificio fu oggetto di feroci polemiche e l’architetto subì un processo per stabilire se avesse deturpato l’area circostante. Assolto dall’accusa, si dedicò alla progettazione di edifici e monumenti di impronta moderna. Fra i più significativi si ricordano il Monumento ai Caduti, collocato sul lungolago di Como su progetto di Antonio Sant’Elia, architetto futurista caduto in guerra. Più solenne è il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale di Erba, costituito da una scalinata che conduce ad un sacrario.

Nativo di Lecco è Antonio Ghislanzoni (1824-1893), patriota, poeta e librettista. La sua passione per la musica iniziò mentre frequentava la Facoltà di Medicina; dopo aver studiato canto per alcuni anni, abbandonò le scene per dedicarsi alla carriera letteraria. Le sue idee filomazziniane lo costrinsero a rifugiarsi in Svizzera. Rientrato a Milano, si avvicinò alla Scapigliatura e scrisse alcune opere. La sua fama è legata alla scrittura di libretti d’opera, il più famoso dei quali è l’Aida. Con Giuseppe Verdi collaborò anche alle revisioni de La forza del destino e Don Carlos.

La notizia è di questi giorni: il 3 febbraio a Vigevano è stato beatificato il martire Teresio Olivelli, nato a Bellagio e morto nel 1945 in seguito alle violenze subite nel lager di Hersbruck. Dopo aver frequentato il liceo a Vigevano, si era laureato in giurisprudenza a Pavia ed era diventato assistente alla cattedra di diritto amministrativo a Torino. La sua carriera accademica fu interrotta dalla guerra; inviato sul fronte russo nel 1941, fu tra i pochi superstiti della disfatta. Tornato in Italia nel 1943, fu arrestato una prima volta ma riuscì a fuggire e iniziò la lotta partigiana. Arrestato una seconda volta, fu incarcerato prima a Milano e poi a Fossoli, per essere poi trasferito in Germania. Nei campi di prigionia si distinse per l’assiduità della preghiera e per i gesti di carità rivolti ai compagni. Fu proprio il suo zelo a costargli la vita: i Kapo lo massacrarono di botte per punirlo. Il suo sacrificio lo avvicina idealmente ai santi Giovanni Palatucci e Massimiliano Kolbe.

Antonio_Ghislanzoni
Teresio-Olivelli