El laghee de success

Articolo uscito sul numero di Maggio 2017

Esiste la poesia dialettale, legata ad una dimensione puramente localistica, ed esiste la poesia in dialetto, che usa il vernacolo come se fosse una vera e propria lingua letteraria, ponendosi nel solco di autori come Goldoni, Porta e Belli, che sono di diritto nella Storia della Letteratura; e in fondo anche l’italiano altro non è che il dialetto di Dante.
Portabandiera del Laghée – il dialetto lombardo nella versione del lago di Como – è Davide Bernasconi, diventato famoso con il nome d’arte Van De Sfroos per essere arrivato al quarto posto al Festival di San Remo del 2011 con la canzone Yanez. Il nome d’arte del cantautore è già un programma: dietro le sonorità olandesi si cela il riferimento al contrabbando, la sfroos, la frode. Infatti i primi successi, raccolti nell’album Ciulandari (termine intraducibile, ma facilmente intuibile), gabellano il dialetto comasco nientemeno che per inglese, facendo la parodia anche al film Balla coi lupi. Nella miglior tradizione, tipica del lombardo, Van De Sfroos alterna il dialetto all’italiano, accogliendo felicemente neologismi come “vuvuzela”, “iPhone” ( pronunciato aifòn) e Red Bull. Così in Yanez i personaggi di Salgari diventano antieroi dal sapore popolare, appiattiti nelle vacanze consumistiche piene di rumori e spazzatura. E che dire di L’Alain Delon de Lenn, dove la sonorità del ritornello sbeffeggia il seduttore lacustre evocando il suono dei campanacci delle mucche al pascolo. Molto interessante è anche il brano Goga e Magoga, accompagnato da musiche e coreografie dal carattere etnico, con un finale che ricorda riti misterici antichi.