Curiosità dialettali

Articolo uscito sul numero di Ottobre 2017

Dal punto di vista lessicale le diversità sono tangibili. Percorrendo i chilometri che separano l’est dall’ovest, anche le inflessioni linguistiche subiscono cambiamenti, che a volte sono riscontrabili anche solo passando da un paese all’altro. Del resto il cosiddetto dialetto lombardo non esiste, ma esistono piccole lingue simili fra loro contrassegnate da firme specifiche.

In Lombardia si parla il dialetto alpino; l’occidentale; l’orientale, il trentino-occidentale; e quelli di transizione lombardo-emiliani. La Brianza, dunque, cade nel secondo gruppo, quello del dialetto lombardo occidentale, che cede il passo a quello orientale oltre il corso dell’Adda. Ma a sua volta questa famiglia linguistica è suddivisa in altri minigruppi lessicali, oggettivamente diversi fra loro. Il brianzolo, pertanto, trova voce nel dialetto dell’alta Brianza e in quello della bassa; nell’occidentale e nell’orientale. Il primo è parlato nella zona di Merate; il secondo dalle parti di Monza; il terzo è appannaggio di paesi come Cantù e Mariano Comense; il quarto riguarda centri che finiscono per confrontarsi con il trezzese (Basiano, Trezzano Rosa, Grezzago), tipicamente influenzati dalla parlata bergamasca.

E non finisce qui. Perché in molti casi i dialetti locali prendono spunto anche dal laghée, diffuso nelle province di Lecco e Como; dal saronnese e dal canzese. E c’è il fantasma transalpino che continua ad aleggiare. Chi, infatti, non ha mai trovato analogie fra il francese e il brianzolo o il milanese? C’è una spiegazione. La Lombardia è stata per anni soggetta al dominio francese. E si spiega perché in dialetto chiamiamo il prosciutto “giambon”, che in francese è “jambon”; lo stesso vale per paletot, cappotto; e uovo, in brianzolo, che si pronuncia come il francese, oeuf. Senza contare intere frasi come “ca te dit?”, che sia in brianzolo che in francese significa “cos’hai detto?”. Ma è certo che i vari dialetti brianzoli sono figli di un’unica radice; che per alcuni studiosi va ricercata nell’antico dialetto gallo-italico, per altri è invece riconducibile al leoponzio, di origine ligure.